Loup!

La rubrica di Lingue360: ogni mese un approfondimento di carattere letterario, musicale, artistico o linguistico. Iscriviti alla Newsletter per rimanere sempre aggiornato!

Todesfuge 
von Paul Celan 

 

Il primo numero di Loup! La rubrica di Lingue360 è dedicato alla Giornata della Memoria. 
Todesfuge
, la più celebre poesia di Paul Celan, rappresenta non solo una terrificante descrizione dei disumani orrori
avvenuti nei campi di concentramento, ma anche una celebrazione dell’invincibile canto della memoria.

 

Schwarze Milch der Frühe wir trinken sie abends 
wir trinken sie mittags und morgens wir trinken sie nachts 
wir trinken und trinken 
wir schaufeln ein Grab in den Lüften da liegt man nicht eng 
Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt 
der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland dein goldenes Haar Margarete 
er schreibt es und tritt vor das Haus und es blitzen die Sterne er pfeift seine Rüden herbei 
er pfeift seine Juden hervor läßt schaufeln ein Grab in der Erde 
er befiehlt uns spielt auf nun zum Tanz

Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts 
wir trinken dich morgens und mittags wir trinken dich abends 
wir trinken und trinken 
Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt 
der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland dein goldenes Haar Margarete 
Dein aschenes Haar Sulamith wir schaufeln ein Grab in den Lüften da liegt man nicht eng

Er ruft stecht tiefer ins Erdreich ihr einen ihr andern singet und spielt 
er greift nach dem Eisen im Gurt er schwingts seine Augen sind blau 
stecht tiefer die Spaten ihr einen ihr andern spielt weiter zum Tanz auf

Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts 
wir trinken dich mittags und morgens wir trinken dich abends 
wir trinken und trinken 
ein Mann wohnt im Haus dein goldenes Haar Margarete 
dein aschenes Haar Sulamith er spielt mit den Schlangen 
Er ruft spielt süßer den Tod der Tod ist ein Meister aus Deutschland 
er ruft streicht dunkler die Geigen dann steigt ihr als Rauch in die Luft 
dann habt ihr ein Grab in den Wolken da liegt man nicht eng

Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts 
wir trinken dich mittags der Tod ist ein Meister aus Deutschland 
wir trinken dich abends und morgens wir trinken und trinken 
der Tod ist ein Meister aus Deutschland sein Auge ist blau 
er trifft dich mit bleierner Kugel er trifft dich genau 
ein Mann wohnt im Haus dein goldenes Haar Margarete 
er hetzt seine Rüden auf uns er schenkt uns ein Grab in der Luft 
er spielt mit den Schlangen und träumet der Tod ist ein Meister aus Deutschland

dein goldenes Haar Margarete 
dein aschenes Haar Sulamith 

Chi è l’autore

Paul Celan (1920 – 1970) è stato un poeta ebreo di madrelingua tedesca nato in Bucovina (attuale Ucraina). La sua lirica è, nel complesso, un grande requiem ideale sugli ebrei sterminati dai nazisti.  Il più potente atto di accusa contro gli sterminatori degli ebrei è rappresentato dalla poesia Todesafuge, scritta nel 1945 e inserita nella raccolta Mohn und Gedächtnis. 

Stiamo tutti bene di Mirkoeilcane 

Stiamo tutti bene è il brano con cui il cantautore italiano Mirkoeilcane (Mirko Mancini) ha partecipato al Festival di Sanremo 2018 (categoria “Nuove Proposte”) classificandosi al secondo posto. La canzone si è aggiudicata vari premi: il Premio della Critica “Mia Martini”, il Premio Sergio Bardotti per il miglio testo e il Premio PMI (music) alla musica indipendente. Il testo racconta in prima persona la drammatica storia di Mario, un bambino di soli 7 anni che si trova ad affrontare la terribile attraversata in mare su un barcone con la madre e altre migliaia di migranti. 

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Perché si regala la mimosa alla Festa della Donna?

Regalare un mazzolino di mimosa a ogni donna il giorno dell’8 marzo è ormai una consuetudine diffusa in tutta Italia. Ma perché si è scelto proprio questo fiore? E chi l’ha deciso?

L’idea di associare un fiore alla Festa Internazionale della Donna nasce in Italia nel Secondo Dopoguerra. L’8 marzo 1946, infatti, alcune donne dell’Unione Donne in Italia (UDI) proposero di scegliere il fiore più adatto a celebrare la loro festa per la prima volta dopo la Seconda Guerra Mondiale. I fiori candidati a diventare il simbolo della donna furono tre: l’anemone, il garofano e la mimosa. La scelta, quasi unanime, ricadde evidentemente su quest’ultima per varie motivazioni. Oltre a essere molto vivace grazie al suo colore giallo intenso, questo fiore è facile da reperire, non è molto costoso e fiorisce proprio nei primi giorni del mese di marzo. Non casuale risulta anche la simbologia ad esso legata: secondo un’antica usanza, gli indiani d’America erano soliti regalare un rametto di mimosa alla ragazza che li aveva fatti innamorare per celebrarne la forza e la femminilità. In Inghilterra, nel secolo scorso le ragazze meno disinvolte erano solite ornare i capelli o i propri vestiti con piccoli rametti di mimosa per mostrare la loro femminilità.

Qualche informazione in più sulla mimosa

Il fiore giallo, simbolo della Festa Internazionale delle Donne, appartiene alla famiglia delle Mimosaceae (o Fabaceae, secondo la classificazione APG), un genere costituito da più di 700 specie differenti. Acacia dealbata è, nello specifico, il nome della specie caratterizzata da grappoli di piccoli fiori gialli di forma sferica. Sul piano etimologico, il termine “mimosa” deriva dal latino mimus, che significa «attore, mimo»; il suffisso –osa significa invece «somigliante» e allude alla natura delle sue foglie, così delicate da reagire a qualunque contatto.
La mimosa, originaria dell’isola di Tasmania, in Australia, si è rapidamente diffusa in tutto il continente europeo. Nella nostra penisola cresce spontaneamente in Liguria, Lombardia, Toscana, Veneto e in quasi tutto il Sud Italia, dove può crescere fino a 12 metri di altezza; nelle sue terre d’origine, invece, può raggiungere addirittura i 30 metri.

Curiosità

Secondo un’antica leggenda, un pastore si innamorò perdutamente di una fanciulla la quale, stufa di essere seguita, iniziò a nascondersi nei boschi. All’ennesima persecuzione del pastore, la fanciulla decise di rivolgersi a Imene, il Dio delle nozze, chiedendogli di tramutarla in un fiore. Quest’ultimo acconsentì e la fanciulla assunse proprio le sembianze della mimosa.

Proverbi del mese di aprile 

Il cinque maggio 

di Alessandro Manzoni

 

Il cinque maggio è un’ode scritta da Alessandro Manzoni qualche giorno dopo la morte di Napoleone,
avvenuta sull’isola di Sant’Elena il 5 maggio 1821. Con questa opera, l’autore ha voluto mettere in risalto
le imprese dell’ex imperatore e illustrare il ruolo salvifico della Gloria divina. 

 

Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all’ultima
ora dell’uom fatale;
né sa quando una simile
orma di piè mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all’urna un cantico
che forse non morrà.
Dall’Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,
dall’uno all’altro mar.
Fu vera gloria? Ai posteri
l’ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.
La procellosa e trepida
gioia d’un gran disegno,
l’ansia d’un cor che indocile
serve, pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch’era follia sperar;
tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull’altar.
Ei si nomò: due secoli,
l’un contro l’altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fè silenzio, ed arbitro
s’assise in mezzo a lor.
E sparve, e i dì nell’ozio
chiuse in sì breve sponda,
segno d’immensa invidia
e di pietà profonda,
d’inestinguibil odio
e d’indomato amor.
Come sul capo al naufrago
l’onda s’avvolve e pesa,
l’onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,
scorrea la vista a scernere
prode remote invan;
tal su quell’alma il cumulo
delle memorie scese.
Oh quante volte ai posteri
narrar se stesso imprese,
e sull’eterne pagine
cadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacito
morir d’un giorno inerte,
chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
stette, e dei dì che furono
l’assalse il sovvenir!
E ripensò le mobili
tende, e i percossi valli,
e il lampo dè manipoli,
e l’onda dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.
Ahi! Forse a tanto strazio
cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò;
e l’avviò, pei floridi
sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,
dov’è silenzio e tenebre
la gloria che passò.
Bella Immortal! Benefica
Fede ai trionfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
ché più superba altezza
al disonor del Gòlgota
giammai non si chinò.
Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria parola:
il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò.

Chi è l’autore

Alessandro Francesco Tommaso Antonio Manzoni (1785 – 1873) è uno dei maggiori rappresentanti della letteratura italiana. Con il suo capolavoro, I promessi sposi, ha inaugurato l’era del romanzo moderno in Italia. Volendosi rivolgere a un pubblico eterogeneo, ha voluto cercare un linguaggio innovativo capace di conciliare la dimensione orale e quella scritta della lingua. Dopo anni di studi linguistici, Manzoni ha infatti deciso di revisionare il proprio romanzo, eliminando tutti i termini distanti dall’uso del fiorentino corrente: una soluzione non condivisa da tutti i contemporanei dell’epoca, ma certamente utile al raggiungimento dell’unificazione linguistica nazionale.

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