Gennaio 2019

Cri cri: le praline torinesi che da più di un secolo fanno impazzire grandi e piccini

Ideate nel 1886 dal confettiere di Torre Pellice (Torino) Giuseppe Morè, le praline Cri Cri riescono, ancora oggi, a soddisfare i palati di grandi e piccini. È forse grazie all’affetto che le lega ai piemontesi e, in particolare, ai torinesi che è stato possibile tramandarne il nome, la ricetta e persino l’involucro fino a oggi, in maniera pressoché invariata.

Il nome

Secondo la leggenda, a fine Ottocento due giovani torinesi erano soliti frequentare una nota pasticceria del capoluogo. La commessa, incuriosita dal sentimento che li legava, sentì il diminutivo con cui il giovane era solito rivolgersi alla ragazza. Un giorno, con fare complice, si mise a chiedere al ragazzo se i cioccolatini fossero destinati a “Cri”. Il giovane, con un po’ d’imbarazzo, rispose a sua volta “Cri!”. Ecco allora che il proprietario della pasticceria decise che quei cioccolatini dovessero essere battezzati come “Cri Cri” in onore dei due innamorati. Da allora, i Cri Cri si sono diffusi con questo nome e la leggenda viene ancora oggi tramandata.

La ricetta

Anche la ricetta dei Cri Cri è giunta fino ai nostri giorni senza subire grosse variazioni. Prodotti in alcune confetterie e pasticcerie di Torino soprattutto in inverno, questi cioccolatini si preparano ricoprendo di cioccolato extra fondente la nocciola IGP Piemonte, rifinita con monpariglia di zucchero. Per fare in modo che i Cri Cri risultino di forma perfettamente sferica, si può impiegare la bassina, un apposito macchinario utile per la produzione di confetti e praline. 
Anche l’involucro è rimasto per più di un secolo invariato: un accoppiato di carta e alluminio racchiude il cioccolatino in formato doppio fiocco con bordi frastagliati.
L’unica piccola differenza riguarda il colore della monpariglia: la nota azienda torinese Piemont Cioccolato ha infatti rilanciato la produzione dei Cri Cri realizzandolo, però, con sfere di zucchero di colore bianco. Secondo la tradizione, invece, il Cri Cri dovrebbe essere multicolore per richiamare l’aspetto di una caramella e poi stupire, al morso, con il suo cuore di cioccolato e nocciola.  
Bianchi o colorati, i Cri Cri sono oggi riconosciuti come Prodotto Agroalimentare Tradizionale piemontese (PAT).

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