Settembre 2018

Il Palio di Asti tra tradizione e innovazione

La tradizionale corsa del Palio di Asti ha origini antichissime. Ancora oggi, in delicato equilibrio tra tradizione e innovazione, è una delle manifestazioni più sentite dal pubblico astigiano e non solo.

Il Palio di Asti

Il Palio di Asti (o Palio Astese) è una una tradizionale festa di origine medievale che consiste, principalmente ma non solo, nella corsa di cavalli montati “a pelo”, ossia senza sella. Le prime attestazioni della gara risalgono al 1275, quando un cronista locale definì la manifestazione astigiana una “consuetudine”. Molto probabilmente, dunque, la sua origine è da collocarsi intorno all’anno 1000.
Nonostante i numerosi cambiamenti di regole, luogo, data e perfino del nome della manifestazione, vari sono gli aspetti tutt’ora ancorati alla tradizione. Inoltre, il fatto che i partecipanti alla corsa siano i rappresentanti dei sei Rioni e degli otto Borghi della città, oltre che di sette Comuni limitrofi, permette che la gara sia fortemente sentita dagli abitanti della città e non solo.

Tra tradizione…

L’anno paliesco si apre nel mese di maggio con il cosiddetto “giuramento dei rettori”. I ventuno rappresentanti dei Borghi, Comuni e Rioni partecipanti alla corsa promettono lealtà di fronte al Sindaco, al Capitano del Palio e ai Magistrati. Il sabato che precede il primo di martedì di maggio, i due sendalli commissionati dal comune di Asti vengono valutati da tre rappresentanti dell’antica corporazione dei drappieri e poi esposti sul balcone del comune, in mostra ai cittadini. Il primo martedì di maggio, in occasione della festa di San Secondo, il Santo Patrono della città, i sendalli vengono offerti alla Collegiata di San Secondo.
Il mese di settembre è il fulcro dei festeggiamenti. Durante la settimana che precede la domenica della corsa hanno luogo le prove ufficiali, cui il pubblico, astigiano e non solo, assiste sempre con grande ardore. La sera della vigilia della corsa, nelle sedi dei Borghi, Comuni e Rioni partecipanti si tengono le cosiddette “cene propiziatrici”. Esse rappresentano un momento di grande convivialità durante il quale gli abitanti di una stessa zona della città brindano e cantano nella speranza di accaparrarsi la vittoria. Il mattino del giorno della corsa, si svolgono le benedizioni di cavalli e fantini con la consueta formula di derivazione senese, “Va’ e torna vincitore!”. Nel primo pomeriggio, più di 1200 figuranti sfilano lungo le vie principali della città. Partendo da Piazza Cattedrale, il corteo storico, sempre suddiviso in Borghi, Comuni e Rioni, giunge fino in Piazza Alfieri per lasciare spazio alla prima delle tre batterie che animeranno la corsa prima della fase finale.

…e innovazione

In origine, la gara si disputava il 30 marzo di ogni anno, in occasione della festa di San Secondo. Dal Quattrocento, però, la celebrazione del Santo e, di conseguenza, la corsa vennero spostate al primo giovedì dopo la domenica in Albis (quella, cioè, successiva alla Pasqua).
A inizio Ottocento, invece, la gara era prevista per la seconda domenica dopo Pasqua. Nel 1818, la celebrazione di San Secondo venne nuovamente spostata e, con essa, anche la Corsa del Palio, che iniziò a essere svolta ogni primo martedì di maggio.
Dopo alcuni periodi di fermo, nel periodo fascista la gara subì forti ridimensionamenti, basti pensare che durante il ventennio fascista le gare disputate furono soltanto sette. A partire dal 1967, la manifestazione fu definitivamente spostata a settembre.
Il 23 ottobre 2017, con non poche proteste da parte dei cittadini, forse troppo legati a una tradizione considerata ormai quasi “sacra”, il Consiglio del Palio ha ufficializzato l’anticipazione della corsa di due settimane. A partire dall’edizione 2018, infatti, il Palio si correrà la prima (e non più la terza) domenica di settembre.

Il circuito

Anche per quanto riguarda il circuito su cui si svolge la gara, i cambiamenti sono stati notevoli. Fino al Quattrocento, la corsa si svolgeva “alla tonda” in un percorso circolare corrispondente, all’incirca, alle attuali Piazza Alfieri e Piazza della Libertà. Nel 1382, il Signore di Asti Gian Galeazzo Visconti fece costruire una nuova cittadella fortificata proprio in corrispondenza di quest’ultima piazza: per questo motivo, il circuito della gara dovette essere rimodellato lungo un percorso lineare di circa due chilometri. Da quell’anno si iniziò a correre “alla lunga”: partendo dalla pietra romana che diede il nome all’attuale Viale Pilone, si passava per Porta San Pietro e, attraverso un ponte su Rio Valmanera, si proseguiva su Contrada Maestra (l’attuale corso Alfieri) per raggiungere il Palazzo Gabuti di Bestagno (l’attuale Palazzo Ottolenghi).
Con la pubblicazione del nuovo “Regolamento per la Corsa dei Cavalli in giro sulla nuova Piazza del Mercato” del 1861, iniziò il periodo della gara “al giro”, ossia disputata lungo un percorso non lineare, identificato con l’omonima Piazza Campo del Palio. Dopo alcuni anni di fermo, dal 1929 al 1935 la Corsa del Palio si svolse nuovamente alla lunga ma sul circuito di Corso Dante, per una lunghezza di circa 1300 metri. Dal 1936 al 1966, il Palio si disputò, poi, in una piazzola posta tra gli attuali Viale Pilone e Corso Alessandria. A partire dal 1967, si tornò in Piazza Campo del Palio. Infine, dal 1988 e ancora oggi, la corsa avviene in Piazza Alfieri, in cui viene appositamente adibito un circuito terroso abbastanza insidioso per la presenza di tre curve piuttosto strette, date dalla conformazione triangolare della piazza. Il Palio viene vinto dal cavallo che, con o senza fantino, riesce a percorrere tre giri di piazza (1350 metri) superando tutti gli avversari.

I premi

Il primo premio è rappresentato dal Palio (o Sendallo) e ha un elevatissimo valore venale. Per tradizione, deve essere lungo sedici rasi astigiani.
Il secondo premio era rappresentato, a partire dal 1500, dalla “Borsa”: uno scampolo dello stesso velluto del Palio, arricchito e impreziosito da grandiose decorazioni. Appesa allo stendardo del Palio, la Borsa rappresentava simbolicamente un amaro “assaggio” del primo premio. A partire dal 1929, l’interpretazione è mutata e la tradizionale Borsa è stata trasformata in “Borsa di monete d’oro”.
Il terzo premio risale al 1600 e consiste in un paio di “speroni” o di ferro, o argentati, o dorati. Il significato che intendono rappresentare è un invito al loro utilizzo al fine di conseguire, in futuro, risultati migliori.
Dagli inizi del Seicento il quarto premio è rappresentato da un gallo vivo, un compenso che in epoca medievale era in realtà destinato al secondo classificato della gara. Rappresentando la vittoria del bene sul male e la riscossa dell’anima sul peccato, il gallo possedeva e possiede, ancora oggi, una forte valenza simbolica.
Il quinto premio è di tradizione recente e consiste in una coccarda con i colori della città (bianco e rosso).
Infine, “l’inchioda” (o acciuga salata) è destinata all’ultimo classificato e rappresenta disonore e scherno. Offerta unitamente all’insalata, l’inchioda era in passato accompagnata dalle cipolle, destinate al penultimo classificato e idealmente legate alle lacrime dello sconfitto.

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